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Wednesday 03 January 2007
All'interno di Latino Autori sono presenti Traduzioni in italiano.
Ancora Seneca De brevitate vitae Le Passioni e le Occupazioni che abbreviano la vita Perché ci lamentiamo della natura? Essa si è comportata con generosità: la vita è lunga, se sai usarla. Un'insaziabile avidità tiene uno prigioniero, un altro è invece tenuto prigioniero da un'affannosa operosità,
uno trasuda vino, un altro intorpidisce nell'ozio, un'ambizione che dipende sempre dai giudizi degli animi strenua un altro. Un desiderio sfrenato di mercanteggiare conduce l'uno intorno ad ogni terra,
intorno ad ogni mare con la speranza di guadagno. Un desiderio di guerra tormenta molti che sono sempre rivolti ai pericoli esterni o in ansia per i propri, vi sono altri che si consumano
in un'ingrata adorazione dei superiori, cui si asservono spontaneamente, la bramosia dei beni altrui o la lamentele della mancanza dei propri ha tenuto prigionieri molti altri. I più invece,
che non seguono mai nulla di certo, sono stati spinti ad altro da una svagatezza che non è mai uguale a se stessa. A certuni non piace nessuna meta verso cui fare rotta, ma i destini li sorprendono insolenti e languidi,
a tal punto che, presso i più grandi poeti, non ho dubbi che sia vero, ciò era detto a mo' di oracolo: "La parte di vita nella quale siamo veramente vivi è breve", tutto lo spazio
che rimane in realtà non è vita, ma tempo. I vizi incalzano e assediano gli uomini e non gli consentono di riprendersi o di levare gli occhi per vedere la verità, ma li schiacciano inchiodati al piacere e immersi in esso.
Mai possono rifugiarsi in loro stessi: se mai per caso tocca loro un momento di quiete, come in mare profondo, nel quale c'è un moto ondoso anche dopo vento, vengono agitati
e non una sola volta il loro riposo è libero dalle passioni. "Credi che io stia parlando di coloro i cui mali siano evidenti?" Guarda quelli a cui tutti accorrono per la loro felicità: i loro beni li soffocano.
A quanti la ricchezza è nociva. Di quanti l'eloquenza e il quotidiano adoprarsi, per mettere in mostra il proprio ingegno, cavano il sangue! Quanti sono pallidi per il continuo piacere!
A quanti il popolo ossessionato dai clienti non lascia un momento libero! Passa insomma in rassegna tutti costoro, dai più umili ai più potenti: questi chiede di essere assistito,
quest'altro assiste, quello è accusato, quell'altro difende, quell'altro ancora giudica, ma nessuno rivendica se a se stesso, ci si logora l'un l'altro. Fai domande riguardo a costoro,
i cui nomi si imparano a memoria, vedrai che si riconoscono da tali segni: quegli è al seguito di quello, quello di quell'altro, ma nessuno si dedica a se stesso. Insomma, è estremamente irragionevole
lo sdegno di taluni: si lamentano delle schizzinosità dei potenti perché non hanno trovato tempo libero per ascoltare coloro che li cercavano! Qualcuno osa lagnarsi delle superbie degli altri, colui
che non ha tempo per se? Quello, almeno, chiunque egli sia, pur con volto insolente, ti ha guardato per un momento, ha prestato le orecchie alle tue parole, ti ha accolto al suo fianco:
tu non ti sei mai degnato di guardare dentro di te e ascoltarti. Non vi è motivo perciò di rinfacciare ad alcuno questi servigi, poiché invero, mentre tu li hai fatti, non desideravi stare con altri poiché
non potevi stare con te stesso.
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De brevitate vitae In molteplici occasioni dissipiamo il nostro tempo Quand'anche su questo punto si mettessero d'accordo tutti, i cervelli più illustri di questo mondo, giammai basterebbe meravigliarsi dello squallore delle menti umane: nessuno sopporta che i suoi
terreni vengano occupati e ricorrono alle pietre e alle armi se anche una minima parte sul limite del loro territorio è contesa. Permettono che gli altri mettano piede nella loro vita, anzi
vi introducono anche i futuri padroni di essa; non si trova nessuno che voglia dividere la propria ricchezza: a quanti ciascuno distribuisce la propria vita! Sono taccagni nel conservare il loro patrimonio,
ma non appena si presenta l'occasione di perdere tempo, sono generosissimi nel farlo, della cui sola cosa è rispettabile la parsimonia. Pertanto prendiamo qualcuno della moltitudine
dei vecchi e diciamogli "Vediamo che tu sei giunto all'ultimo stadio della vita umana, hai cento e passa anni, orsù richiama la tua vita a fare i conti. Calcola quanto sei creditore di questo tempo,
quanto ne hanno sottratto l'amante, le cose frivole, i clienti, le liti con le mogli, le repressioni degli schiavi, il correre per la città qua e là, incalzato dagli obblighi sociali, aggiungi malattie
che ci inventiamo noi stessi ed anche le ore di tempo inutilizzabile: vedrai che ne hai meno di quanti ne conti. Richiama il tuo ricordo, quando sei stato saldo in una tua decisione, quanti giorni sono andati a finire
come avevi deciso, quando sei stato disponibile a te stesso, quando il tuo volto è rimasto impassibile, quando il tuo animo intrepido, che cosa tu hai realmente compiuto, come molti hanno predato la tua vita
senza che tu ti accorgessi di che cosa perdevi, quanto di questa vita ti ha portato via il dolore vano, la felicità sciocca, l'avida cupidigia, il carezzevole rapporto umano, come solo una minima parte
di te sia lasciata a te stesso: capirai che tu non muori ancora maturo." Qual è dunque la causa? Vivete come chi è destinato a vivere per sempre, non vi viene mai a mente, non osservate mai
quanto tempo sia già trascorso; continuate a perdere come una riserva piena e abbondante, mentre intanto quello stesso giorno che viene donato o per qualche uomo o per qualche affare,
forse è l'ultimo. Non vi fidate di tutto ciò che è mortale, ma desiderate tutto ciò che è immortale. Ascolta la maggior parte che dice: "A partire dal cinquantesimo anno mi metterò a riposo,
mi ritirerò dalla vita pubblica a sessant'anni." E chi prendi come garante di una vita così lunga? Non ti vergogni di riservare per te gli avanzi della vita e destinare il tempo che non può essere
dedicato a nessuna attività pratica solo alla saggezza? Quanto è tardi appunto cominciare a vivere, quando si deve morire! Quale stolta dimenticanza della propria condizione di mortali a cinquanta
e sessant'anni disperde i buoni propositi e vuole incominciare la vita al punto in cui pochi sono riusciti a protrarla.
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Lucrezio Si pensa che sia nato in Campania nel 98 a.C., che abbia scritto il De rerum natura pochi anni prima di morire e che sia morto nel 55 a.C. Della sua condizione sociale e della sua formazione
non se ne sa nulla, solo che a Napoli in quel periodo erano fiorenti i cenacoli epicurei e di conseguenza la quasi totalità della sua filosofia deriva da quella epicurea. A causa della mancanza di dati precisi
su questo poeta e alla testimonianza di san Gerolamo, si pensa che Lucrezio sia un folle, ma ciò non basta per spiegare i tanti riferimenti della sua opera alle patologie degli uomini,
alle sofferenze dell'anima e all'attenta analisi verso gli effetti fisici delle malattie e alla estrema vecchiezza del mondo. L'Epicureismo si sviluppa in tutta Italia dal II secolo a.C. in poi e fondamentale per determinare questo
periodo storico è Cicerone, il quale giudica in negativo questo movimento culturale: la critica è rivolta verso la mancanza di attrattiva stilistico letteraria e di un ordinamento dell'esposizione e ciò solo per
provocare nei lettori il disgusto per opere così basse nella forma e nei contenuti etici. I motivi per cui l'Epicureismo non viene visto di buon grado dai maggiori esponenti della cultura
romana sono le lodi rivolte all'otium, alla vita ritirata e discosta dalla politica, la condanna all'ambizione, a cui viene contrapposta la ricerca della gratificazione dei bisogni materiali, e la visione ateistica,
difatti gli Epicurei considerano gli Dei come entità felici e perfette, dalle quali i filosofi devono aspirarsi, ma non li ritengono come esseri preposti al governo del mondo. Il problema maggiore per la società romana
che portano gli Epicurei è quello di sconvolgere tutte le tradizioni repubblicane: l'idea che dopo la morte non vi sia più nulla e la visione dell'universo come infinito,
vanno ad eliminare la sicurezza che la filosofia aristotelica e gli Stoici avevano prodotto sugli uomini. Viene messo in discussione anche il Logos universale e provvidenziale che regge il mondo,
proprio perché in questa figura si inizia a configurare la classe sociale dirigenziale del tempo. Un altro campo nel quale gli Epicurei propongono un diverso ragionamento è quello del rapporto
amoroso tra due persone: obiettivo è il soddisfacimento fisico e i legami temporanei, anche in questo caso contrari alla tradizione romana, nella quale aveva un ruolo la famiglia patriarcale.
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