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Wednesday 03 January 2007
All'interno di Letteratura Latina sono presenti Sintesi e Commenti.
Petronio Satyricon La storia narrata da Petronio ha inizio a Marsiglia, dove, in occasione della pestilenza, Encolpio viene scelto dalla popolazione come capro espiatorio e scacciato dalla città.
Inizia quindi a vagare per varie città dell'Italia meridionale, con destinazione ultima l'Egitto, sede di tutti i saperi. Durante il suo girovagare è inseguito dal dio Priapo: entrambi si assomigliano nell'aspetto,
ma non nel carattere, poiché Proavo è il protettore delle greggi, nemico acerrimo dei ladri, mentre Encolpio, pur essendo abbastanza colto, è costretto a rubare, per la troppa povertà che lo assedia.
L'ambito nel quale il dio si vendica è quello sessuale: gli contrappone donne possessive, disturba i suoi amori con qualche intruso, lo porta alla completa impotenza
e lo fa seviziare da orribili donne malvagie. La trasmissione del romanzo A causa del contenuto, il Satyricon non entrò mai a far parte dei testi scolastici
e anche per questo il suo ritrovamento è stato lungo e frammentato. Il più antico ritrovamento è quello degli estratti brevi, narranti la parte prima e quella dopo la cena di Trimalchione, del IX secolo.
Gli estratti lunghi risalgono invece al XIII secolo e narrano di parti più lunghe avvenute prima e dopo la cena e contengono capitoli iniziali. I ritrovamenti si susseguono nel 1420 in Inghilterra,
nel 1482 esce la prima stampa degli estratti brevi e alla fine del XVI secolo, quella degli estratti lunghi. Altra scoperta è quella del 1650 del Codice di Trau, contenente gli estratti brevi e la cena di Trimalchione.
La prima edizione completa del Satyricon esce nel 1669 in Olanda. Struttura e modelli Quel che resta dell'opera è circa un decimo dell'originale, ma basta per farci comprendere
le grandi doti di scrittore di Petronio e dell'unicità del suo romanzo. Il Satyricon rientra in tutti i generi e sottogeneri conosciuti nell'antichità, dalla storia, al mito,
al dramma fino alla fabula latina: è infatti definibile come il primo romanzo. Il titolo dell'opera lo fa accostare al genere satirico, ma neppure ciò basta per esaurire la varietà
dei modelli adottati da Petronio: ha sullo sfondo l'Odissea di Omero, il tema del viaggio e la persecuzione divina; emerge lo schema del romanzo d'amore greco, ma i rapporti tra le persone sono invertiti,
non più eterosessuali, ma omosessuali, inoltre il tema della fedeltà sembra divenire quello del tradimento continuo; inoltre se nella norma era la ragazza a difendere la propria castità,
nel Satyricon accade l'incontrario, poiché è il femmineo a tradire. L'importanza del sesso nell'opera porta anche alla fabula Milesia: esempio notevole è quello della matrona di Efeso.
Inoltre è lo stile a diversificarlo dalle altre opere: non è ne in prosa, come normalmente erano quelle del suo genere dell'antichità, ne del tutto in versi: si alternano entrambi
come avviene nella satira menippea di Seneca. Importanti sono anche il realismo che contraddistingue tutte le avventure di Encolpio e il plurilinguismo, evidente nella Cena di Trimalchione.
Da aggiungere lo sperimentalismo poetico di Petronio, poiché per le sua capacità, padronanza metrica ed invenzione, è da considerare poeta in assoluto. Altro aspetto notevole
è la teatralità di molte scene descritte da Petronio: abbondano i colpi di scena, gli happeninigs, le scenografie, le farse, le situazioni da mimo e le risate. Come
modelli talvolta vengono assunti Orazio e Platone,
come la Cena Nasiadieni satirica e il modello del Simposio.
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Plinio il Vecchio Naturalis Historia È un'opera enciclopedia che affronta le tematiche legate alla conoscenza dell'uomo sulla natura. Il primo libro rappresenta l'introduzione all'opera, vi è una dedica a Tito e poi un indice.
I rimanenti trentasei libri sono divisi in settori riguardanti varie categorie naturali: i luoghi, gli esseri viventi, le piante e i minerali. Quest'ultima si divide ulteriormente nella trattazione
dei metalli, dei colori, delle pietre e delle gemme. L'opera non è dedicata alla lettura di piacere, ma ha bensì uno scopo preciso, quello di istruire gli uomini, non sotto un punto di vista pratico,
ma informativo, una vera e propria enciclopedia nella quale sono racchiuse tutte le ricerche sui fenomeni naturali fatte dai predecessori di Plinio il Vecchio. Di conseguenza la sua opera
non è da leggere in modo continuo, ma solo legata ad un bisogno momentaneo: il Naturalis Historia è quindi una biblioteca sintetica. Nonostante nell'opera siano racchiuse
le fonti più svariate sulla trattazione della scienza e della natura, vengono evitate categoricamente la magia, l'astrologia le pratiche popolari della medicina, ritenute da Plinio come false artes.
Il tema unificante dell'opera è appunto la natura, con confine l'universo, presentato come un organismo divino. Plinio non è interessato neppure alle religioni o alla scoperta di nuovi mondi e chiama divina
la potenza della natura, la solidarietà dell'universo con l'uomo e quella tra gli uomini. L'uomo secondo Plinio è il partner migliore della natura: l'umanità è l'oggetto per la quale
tutto l'universo si organizza, ma la sua posizione di vantaggio anche degli svantaggi: l'uomo nasce debole privo di mezzi e deve ricorrere a tutte le sue capacità per sopravvivere.
Per quanto riguarda gli animali, nel Naturalis Historia sono presenti descrizioni e abitudini di tutti i singoli individui, analizzati con attenzione. Vengono invece smentiti animali fantastici
come i lupi mannari o le sirene. L'uomo deve assecondare la natura, studiarla per capire ciò che essa gli può offrire: l'uomo deve accogliere ciò che gli viene dato senza mutare la natura. Per Plinio il Vecchio,
al centro dell'opera sta la civiltà di Roma, che costituisce il riferimento della cultura degli uomini: la pace che garantisce questa città e come un dono divino per l'umanità. La preferenza per le arti
è tutta su quelle romane, mentre per quelle orientali vi è solo disprezzo. Tutte le fonti di cui si è basato Plinio non hanno una corrente filosofica, ma bensì miste e egli stesso non ne preferisce una piuttosto che un'altra.
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Marziale Epigrammi Il teatro degli epigrammi di Marziale è Roma descritta negli ambienti di vita quotidiana, un città caotica e popolata da un'umanità che varia solo nelle proprie volgarità:
avari, ladri ubriaconi medici incapaci, depravati, persone orribili, vecchi. I difetti non sono però solo caratteriali, ma anche fisici e Marziale è capace in pochi versi di mostrare ogni tipologia umana.
Oltre il lato comico, gli epigrammi hanno anche un lato serio, fondato sulle lodi all'imperatore, sui successi militari, sugli exempla di personaggi storici importanti, opere d'arte e spettacoli,
come l'inaugurazione del Colosseo, nella quale viene lodato e considerato l'opera più importante della storia, carmi funerari, nei quali Marziale esprime il suo dolore più sincero, il rapporto tra uomini e donne
l'impulso del desiderio e del sesso: in tutta l'opera le donne vengono criticate da Marziale, che descrivere come ritardatarie, traditrici, e nel suo caso lo rifiutano spesso e volentieri.
Generalmente vengono celebrati meglio i giovanetti e i piaceri dell'omosessualità: Marziale nei confronti dell'amore si mostra disinvolto, vuol godere le occasioni che
gli vengono offerte e non vi rinuncia per un legame sentimentale. Importante negli epigrammi è anche il tema dell'amicizia: il banchetto, i ricordi insieme, la nostalgia per i compagni lontani,
sono i temi meglio trattati da Marziale. Inoltre è importante l'opinione a riguardo delle false amicizie, dove l'interesse prevale sui sentimenti. Evidente il tema dei doni nella celebrazione dei Saturnali:
la descrizione dei doni, il loro legame con le ricorrenze, l'ingratitudine degli amici, l'uguaglianza degli scambi con i propri pari. Marziale si cita nell'opera come uno che fa la vita da cliente:
colui che elemosina inviti e cene dal suo protettore, lo saluta al mattino e lo ringrazia sperando in qualche cosa. Lui però è anche poeta e quindi vive in modeste condizioni, soddisfatto del successo ottenuto con i sui versi,
piuttosto che le ricchezze in campo materiale: fare il poeta non procurava infatti beni e ricchezze, non c'erano ancora i diritti d'autore e l'unico guadagno era quello procurato dai librari:
nasce quindi il topos del poeta povero e di conseguenza alle scarse qualità di vita viene anche paragonato il basso livello qualitativo della scrittura. Evidente in Marziale la differenza tra l'universo
della sua fantasia e la sua vita: ad essere criticata c'è solo la materia che descrive nei suoi versi. L'intento degli epigrammi è quello, tramite nomi fittizi e scene realmente vissute, di far rendere conto
al lettore degli errori compiuti e di provarne vergogna.
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Plinio il Giovane Epistole Opera dedicata a Setticio Claro. Il tono delle epistole è privato e personale, l'autore parla spesso di se, dei sui meriti, della sua fama e dei suoi amici: tutto ciò che lo circonda, tutti i suoi valori,
vengono misurati con la stessa unità di misura con cui si valuta, Plinio il Giovane sembra incapace di descrivere ciò che lo circonda senza riferirlo alla sfera personale.
Ciò nonostante, il tono dimesso con cui scrive ed la modestia con cui si rapporta, mitigano l'orgoglio e la cura della sua immagine. Nelle pagine dell'opera si individuano brani
di notevole prestigio: le ultime notizie su Valerio Liciniano, l'empia relazione con Cornelia, la drammatica descrizione dell'atto, la crudeltà di Domiziano che sceglie di farla seppellire viva.
Importanti anche le epistole dedicate a figure celebri del suo tempo, quelle dedicate allo zio Plinio il Vecchio, sulla sua morte e sulle sue opere, quelle sulla morte di Marziale, i racconti di processi illustri
e i suoi successi come oratore. Per Plinio il Giovane l'arte dell'eloquenza deve aspirare ad un tono elevato, non deve prediligere la brevitas, ma deve avere un discorso ampio, che determini maggiormente la sua autorevolezza.
Nell'ultimo libro della raccolta Plinio viene inviato in Bitinia, con l'incarico di governare la provincia: dalle lettre che spedisce all'imperatore si ricavano dati importanti sulla sua personalità:
zelante, pieno di scrupoli, con spirito d'iniziativa e pieno di dubbi. Si ricava inoltre un quadro dettagliato sulle difficoltà amministrative di una regione lontana da Roma ed il rapporto tra imperatore e governatori.
Importante il Panegirico di Traiano: orazione complessa ed articolata nella quale emerge che Traiano è il migliore degli imperatori possibili e questo grazie ad una sua notevole caratteristica,
la modestia, il senso della misura. L'elogio diventa poi eccezionale quando l'imperatore viene messo a confronto con Domiziano, il bestiale tiranno, e da questo ne deriva la grande humanitas
di Traiano, la capacità di portare un regime imperiale lontano dalla tirannide. Dall'elogio emerge anche la difficoltà di far carriera di Plinio sotto il regno di Domiziano, in particolare a partire dal periodo della tirannide.
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