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Oggi è - Ultima modifica: Wednesday 03 January 2007

All'interno di Letteratura Latina sono presenti Sintesi e Commenti.

Seneca
Dialoghi
Opera formata complessivamente da dodici libri, trattazioni filosofiche di vario argomento
nelle quali Seneca dialoga in prima persona con il destinatario.
Il modello è ricavato dalla diatriba cinico stoica, secondo la quale si
doveva seguire il buon senso di ogni giorno, contro i grandi sistemi filosofici.
Importanti all'interno dell'opera sono Le Consolationes, vere e proprie
consolazioni, affidate alla forza persuasiva della retorica, nonostante gli
argomenti in grado di consolare chi è colpito da una disgrazia siano ben pochi.
Suggerimento di Seneca è quello di seguire con distacco le vicende della vita,
diventando cioè dei saggi, superiori quindi alle debolezze delle passioni
e legati solamente a ciò che c'è di buono e onesto.
Tema, questo che è presente anche in De Constantia Sapientis, dialogo stoico per eccellenza.
Infine importante è anche il De Brevitate Vitae, nel quale emerge la continua
meditazione sul tempo e sulla morte: non è la vita che è breve, ma è l'uomo che,
sperperando il tempo assegnatogli per vivere, la rende breve.
La soluzione è quella di porsi come obiettivo la qualità della propria vita,
piuttosto che la quantità di tempo che si vive: il saggio deve
privilegiare il presente e cercare di sfruttarlo nel miglior modo.
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Trattati
Trattati filosofici, dei quali il più importante è il Naturales Quaestiones:
maggiori argomenti trattati sono i fuochi celesti, le acque terrestri, i fiumi,
la pioggia, la neve, i venti, i terremoti e le comete. Questo testo con lo scopo di liberare
l'uomo dalle paure dei fenomeni naturali, spiegandone i meccanismi scientifici
che li causano e come poterli sfruttare. Seneca esalta quindi la ricerca scientifica,
vista anche come elevazione spirituale.
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Epistulae Morales ad Lucilium
L'opera di maggior rilievo di quest'autore. Il destinatario delle epistole è Lucilio,
un amico, al quale Seneca scrive riprendendo tutti i temi da lui già trattati nei Dialoghi e nei Trattati:
lo stile consolatorio, i temi della morte, del trascorrere del tempo e della maggiore
capacità di affrontare la vita del saggio, che in tutti i modi ha come proprio obiettivo l'esclusività dell'anima.
Questa è appunto l'unica cosa che ci differenzia dagli animali e che determina le
differenze tra il valore di un uomo e l'altro. Per quel che riguarda il corpo non vi è
nessuna differenza tra gli uomini: ricchi o poveri, schiavi o liberi, sono comunque destinati a morire.
Ogni uomo può liberarsi dalle passioni e dalle ambizioni raggiungendo l'autosufficienza
e questo avviene grazie alla ragione, la filosofia, in grado di destarlo dal sonno che lo intorpidisce,
di difenderlo alla paura della malattia e della morte e di farlo dedicare alla sola virtù,
elevandolo alla contemplazione del divino. La virtù è libertà, la libertà è perfetta ragione,
la ragione è felicità. La soluzione della fuga viene ripudiata da Seneca,
poiché in tutti i casi le passioni ed i mali sono dentro l'uomo e lo seguono per sempre.
È anche importante l'atteggiamento che ogni uomo ha verso i suoi coetanei, poiché
tutti gli uomini sono uguali e sono fatti per una vita in comune, nella stessa società.
Emerge nelle Epistole anche il tema della filosofia come perfetta ragione
e la condanna della finta filosofia, la filologia. Per far meglio comprende a Lucilio
e a tutti i lettori i sui insegnamenti, ricorre molte volte all'uso degli exempla, allo stile filosofico,
ma non troppo complicato: le parole del filosofo devono essere semplici e chiare,
ma non scarne di contenuti. Inoltre sono importanti anche le sentenze,
adottate per far comprendere al meglio verità assolute sulla morte, sulla vita,
sull'uguaglianza degli uomini e sul controllo delle passioni.
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Tragedie
Non se ne conosce la cronologia ed un probabile destinatario. Le più importanti sono Medea,
la maga che ha tradito il padre per amore e poi ha ucciso il suocero, la moglie ed i figli del suo innamorato
che l'aveva tradita; Oedipus, parricidio ed incesto da parte di Edipo che scoprendo le sue malefatte
si acceca per la sofferenza; Phaedra, che mente al marito, facendogli uccidere il figliastro
e poi si confessa e si ammazza; Thyestes, che per colpa del fratello, che si vuol vendicare di una sua malefatta,
mangia i propri figli e infine quando questi confessa lo maledice. Emerge in queste opere la capacità di Seneca
di immedesimarsi in opere che narrano tutto ciò che lui ha sempre condannato: ogni forma di ragione scompare,
l'unica scienza è la magia nera, tutti gli orrori, crimini, malefatte vengono descritti in modo agghiacciante.
Tutti i personaggi delle tragedie evitano la luce, vivono nell'ombra, nel buio,
come quello che avvolge la loro anima. Queste opere sono la totale esperienza del male,
non vi è il ricorso al Deus ex machina, l'intervento di una divinità che risolve la situazione,
non vi sono vie di scampo dal male per i protagonisti e anche il suicidio non è una fuga per la salvezza,
ma il minore dei mali offerto all'uomo per non continuare nel compiere atti impuri.
Nel coro delle Troiane sembra che dopo la morte non vi sia più nulla, che questa colpisce
sia il corpo che l'anima e che dopo di questa gli uomini ritornino a giacere "dove giacciono le cose non nate".
Nelle tragedie di Seneca emergono tutti i tabù antropologici, come incesto, parricidio, cannibalismo
e molte volte l'empietà degli uomini ne compie più d'una. L'unico eroe non negativo delle opere è Ercole,
lui è l'uccisore dei mostri, il liberatore dei mali, una divinità oggetto di culto.
Lo stile adottato da Seneca per le tragedie è come quello usato per le opere filosofiche:
la capacità retorica serve per descrivere al meglio delitti e scene raccapriccianti e l'utilizzo
della sententia che in molti casi salva anche le parti che sembrerebbero più deboli.
I teatro di Seneca vive dei contrasti interiori dei personaggi e non di quelli tra i personaggi stessi:
sono presenti nelle opere lunghe confessioni o dialoghi interiori.
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Lucano
Bellum Civile
Nel poema vengono raccontate le fasi cruciali della guerra civile tra Cesare e Pompeo
nel periodo che và dal 49 a.c. alla fine del 48 a.c. Sembra che Lucano abbia voluto scrivere
quest'opera simile a quella di Virgilio, l'Eneide, quindi con stesso numero di libri
e al VI canto la discesa negli Inferi. Il giudizio che l'autore dà delle guerre che descrive è molto critico:
secondo lui queste sono guerre civili che vedono come avversari uomini dello stesso sangue
e con ideologie totalmente opposte alle norme umane e divine.
Distingue due motivazioni che hanno portato allo scontro queste due figure di enorme prestigio
nella società romana: la prima è il desidero di superiorità che hanno i due contendenti
e la seconda è la grave situazione di corruzione in cui precipita la società romana.
Le dinamiche delle battaglie si basano sulla violazione della Pietas, sulla lotta tra persone dello stesso sangue,
tra fratelli, tanto che la guerra civile romana viene considerata come un lotta tra fratelli.
Peraltro Pompeo e Cesare sono legati anche da un vincolo di famiglia:
quest'ultimo è il padre della moglie di Pompeo, Giulia, che, con la sua morte e quella di suo figlio,
riapre le inimicizie tra suocero e genero. La Fides che sarebbe nata dal legame di parentela,
scompare e i due uomini rimangono uno di fronte all'altro in una condizione sia di ostilità che di reciproco rispetto.
I Personaggi del Bellum Civile
Nonostante la guerra sia tra due eserciti, i veri protagonisti e duellanti sono Cesare e Pompeo,
uno con la nobiltà e il Senato, l'altro con il popolo. Pompeo si vede togliere il primato politico
e Cesare non sopporta di avere ostacoli sulla strada della supremazia.
Cesare. Ha un carattere forte, è duro e deciso, pronto a battersi contro tutto ciò che lo ostacoli;
è sostenuto dalla Fortuna, ma le sue opere saranno criticate nel corso degli anni,
come ad esempio la dittatura da lui instaurata, con lo scopo di dominare il mondo intero.
E' un uomo agitato da forti passioni, disprezza la Pietas e vuole essere temuto.
Pompeo. Per Lucano sono giuste le idee politiche di cui si fa difensore dopo le aggressioni di Cesare,
lui è simbolo dell'antica cultura dei padri, non vuole diventare schiavo e perdere la propria Libertas.
Ma a svantaggio suo ci sono, secondo Catone, la sua voglia esagerata di potere
e di ricchezza e la sua debolezza di carattere.
Catone. Personaggio moderato e con il senso della misura descritto probabilmente,
a causa dell'incompletezza dell'opera, negli ultimi canti. E' un vincitore umiliato, perché
quando viene dichiarato dagli Dei come sconfitto, è nella piena ragione sul piano morale.
Catone è una figura moralmente perfetta, le sue scelte politiche sono giuste e la sua partecipazione
al conflitto non è motivata da scopi personali.
Analisi del Bellum Civile
L'opera proposta da Lucano è contraria alla tradizione dei poemi epici precedenti,
perché l'autore tratta gli episodi più bassi, dal punto di vista morale, della storia di Roma:
i suoi personaggi sono nefasti, la storia narrata è quasi raccapricciante.
Sono capovolti tutti i valori della letteratura romana e queste vicende fanno meditare i lettori
sulle bassezze appartenenti al presente e non sulle glorie narrate usualmente, appartenenti al passato.
In ogni scena raccontata, l'autore interviene con commenti e critiche in proposito, in prima persona,
e dialogando con i personaggi. Rispetto ai poemi epici sono scomparse anche le Divinità
e al loro posto ci sono la Fortuna e il Caso che influenzano il futuro dell'uomo individualmente;
al posto delle Divinità esiste solamente il loro potere divino sparso nel cosmo.
Un'altra differenza è l'atteggiamento dubbioso che ha verso la religione e i fenomeni mistici
che le ruotano intorno, cercando sempre di sottoporli a ragionamenti razionali.
Altra differenza è la presenza del magico e del misterioso, in particolare nel VI libro:
Lucano punta molto sulla descrizione della pratica che consisteva nell'interrogare i morti
e il personaggio di questo frangente è la maga Eritto, la quale costringere ad uscire dal loro sonno
i morti per farli comunicare con i vivi. Episodio invece, criticato dagli studiosi è la parte iniziale
con le lodi a Nerone, dove viene criticato il continuo paradosso che ha con tutta l'opera,
ma in un periodo di dittatura è inevitabile che nelle opere non venga menzionato l'Imperatore, almeno in una poesia.
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