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Wednesday 03 January 2007
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Mare inquinato, l'allarme viene dai fiumi Il 78,5% dei campioni prelevati dai tecnici di Legambiente alle foci dei fiumi italiani risulta inquinato. E la situazione non migliora risalendone il corso, con quasi la metà dei campioni analizzati che risulta inquinata.
I dati sono quelli sugli indicatori microbiologici dell'ultima edizione di Operazione Fiumi, la campagna di monitoraggio sui corsi d'acqua italiani di Legambiente, ripartita l'anno scorso
con la collaborazione della Protezione civile. Sono 18 i corsi d'acqua passati al vaglio (Simeto, Neto, Arno, Bisagno, Argentina, Dora Baltea, Po, Piave, Ticino, Basento, Volturno, Pescara, Chienti, Adda,
Ombrone, Tevere, Aniene, Nera) e la loro condizione è allarmante, a conferma di come i fiumi siano non solo fonti di inquinamento del territorio, ma anche tra i principali responsabili dell'inquinamento marino.
La pessima salute delle foci, infatti, è tanto più preoccupante per il fatto che il carico inquinante nella maggior parte dei casi finisce in mare senza venire nemmeno misurato: rientrano infatti
tra quegli oltre 1069 chilometri di costa non controllati dal Ministero della Sanità in quanto permanentemente vietati alla balneazione. E i problemi non si fermano all'inquinamento:
discariche illegali, estrazioni indiscriminate di sabbia, scarichi fognari illegali, cementificazioni selvagge degli argini, prelievi idrici, sono facce non meno scure del degrado degli ecosistemi fluviali e causa
di quel diffuso dissesto idrogeologico che rende l'Italia così fragile e ha determinato, dal dopoguerra a oggi, oltre 6000 tra alluvioni e frane interessando poco meno della metà (47,6%) di tutto il territorio nazionale.
Oltre 300 i punti di campionamento presi in esame, valutati sulla base della legge 152/99: sono state misurate le pressioni esercitate da attività umane, attraverso il calcolo del carico organico,
del bilancio dell'ossigeno, dell'acidità, del grado di salinità e del carico microbiologico. Analizzando nel dettaglio le situazioni registrate nei vari fiumi, spiccano in negativo l'Aniene
e il Pescara dove il 100% dei prelievi effettuati risultano inquinati. La situazione migliore è stata riscontrata sull'Ombrone, dove solo il 6,7% dei campioni analizzati è risultato inquinato. Tra i grandi fiumi il peggiore
è risultato l'Arno con in 66,6% dei risultati negativi, a seguire il Po con il 58% dei prelievi inquinati e il Tevere con il 40% dei prelievi fuori norma. Tornando all'esame della classifica in negativo questi i risultati:
Basento con il 78,6% dei prelievi inquinati; Dora Baltea con il 67%; Arno 66,6%; Chienti 64,4%; Simeto 60%; Po 58%; Volturno e Adda 54,5%; Tevere 40%; Bisagno e Argentina 37,5%;
Neto 36,4%; Ticino 33,3%; Nera 13,3%; Piave 14%; Ombrone 6,7 %. "Nei corsi d'acqua" - ha affermato il presidente nazionale di Legambiente Ermete Realacci - "si riversano
gli scarichi di tutti i centri abitati che essi attraversano, spesso senza depurazione. E poi c'è l'elevato uso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura. L'identikit tracciato da Operazione Fiumi
ha dimostrato l'urgenza di intervenire in modo massiccio sulla depurazione, ma anche sul fronte della prevenzione e del ripristino delle aree degradate: i fiumi infatti, dove conservano intatto il loro habitat naturale,
mantengono anche una forte capacità di auto depurazione."
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Antartide, estratto ghiaccio antico di 700.000 anni Con il progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica) prosegue la perforazione profonda nel ghiaccio in corso da alcuni anni in Antartide presso la base italo - francese Concordia
nella località di Dome C, a 3250 m di altitudine, ad oltre 1000 km dalla costa, che ha permesso di raggiungere la profondità di 3000 m. A questa profondità, i ricercatori sono riusciti ad ottenere
una "carota" di ghiaccio la cui età è stimata intorno ai 700.000 anni, la più antica finora ottenuta, che contiene una registrazione dettagliata e continua della storia del clima e dell'atmosfera terrestre
dall'origine della sua formazione fino al presente. La perforazione nel ghiaccio sta proseguendo (mancano ancora circa 250 m di ghiaccio al fondo roccioso), permettendo di prelevare campioni ancora più antichi.
La perforazione potrebbe raggiungere ghiaccio con un'età di circa un milione di anni e coprire 9 - 10 cicli glaciale - interglaciale, rispetto ai 4 contenuti (420.000 anni) nella carota
perforata presso la base russa di Vostok. Dallo studio dei campioni di ghiaccio si otterranno ulteriori informazioni sul ruolo che i gas serra e le polveri atmosferiche hanno avuto nei cambiamenti climatici,
accentuando gli effetti di altre forzanti del sistema climatico, quali la quantità e distribuzione dell'energia solare ricevuta, le modificazioni nella circolazione atmosferica e oceanica, le variazioni di riflettività
della superficie terrestre, l'attività vulcanica, ecc. Queste informazioni sono cruciali per i modelli previsionali delle variazioni del clima, un sistema di grande complessità nel quale l'uomo si è inserito
modificando le condizioni naturali. Al progetto EPICA partecipano 10 nazioni europee: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Svezia, Svizzera,
con finanziamenti nazionali e della Comunità Europea. La partecipazione italiana è rappresentata da ricercatori delle università di Milano - Bicocca, Firenze, Venezia, Trieste, Parma, Milano, Bologna,
Modena, CNR Pisa, ENEA, INGV. Alle attività di perforazione partecipano attivamente tecnici ENEA. La gestione logistica del campo di perforazione è condotta congiuntamente dai programmi antartici italiano e francese.
Le ricerche italiane sono svolte nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e gestito dall'ENEA - Progetto Antartide.
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Estate 2003: non si aveva un caldo così dal 1782 Un giugno così caldo come quello di l'anno scorso è datato 1782, la vigilia della Rivoluzione Francese. Il caldo che ci ha aggrediti in quei giorni, infatti, è stato a dir poco asfissiante.
Il caldo si distingue in: afoso, quando l'aria è umida e il sudore evaporando con difficoltà crea disagio continuo; torrido quando l'aria è asciutta; il che comporta un sole che brucia se si è in direzione dei raggi,
ma un'ombra che permette al sudore di evaporare rapidamente permettendo al corpo di stare bene. Per l'estate si era previsto un giugno bollente, con l'arrivo di luglio un po' più di fresco ed un settembre afoso.
La colpa è stata tutta dell'oceano. L'Atlantico infatti si stava riscaldando molto velocemente sia nella fascia che corrisponde al Nord Africa che nell'area vicina al Polo.
È proprio in queste due aree che si è venuta a creare un depressione tale da spingere l'Anticiclone delle Azzorre verso il nord. Possiamo dunque considerarla un'estate anomala che si rifà
al modello estivo del 2002 con l'unica differenza della mancanza di alluvioni. I problemi caldo-derivati si riscontrano in vari campi della vita reale come ad esempio l'agricoltura.
Tema importante è infatti la siccità che ci ha toccati da vicino. Sale anche la paura incendi che, con un caldo molto forte tendono a scoppiare in modo del tutto spontaneo.
Non dimentichiamoci i danni alla salute: il corpo a temperature così elevate perde molti liquidi proprio per questo, sarebbe necessario bere un litro d'acqua al giorno oltre il quantitativo normale
C'è un settore però che, con l'arrivo di stagioni così afose, non può che incrementare i guadagni: i rivenditori di condizionatori d'aria. Ne sono stati venduti moltissimi sia l'anno scorso che quest'anno,
ma occhio al consumo elettrico. È molto importante evitare l'esposizione al sole nelle ore centrali della giornata quindi dalle 12.00 alle 14.30 circa. Ricordiamo di bere molta acqua per permettere
all'organismo di recuperare i liquidi persi durante la sudorazione e stare attenti a bambini e anziani che sono i piu' esposti ai pericoli caldo-derivati.
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