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Oggi è - Ultima modifica: Wednesday 03 January 2007

All'interno di Storia sono presenti Sintesi dal 1878.

Il periodo storico che viene trattato va dal 1914 (XX secolo) al 1926 (XX secolo)

Altre Sintesi di Storia

La Prima Guerra Mondiale
L'occasione che portò alla Prima Guerra Mondiale fu l'assassinio dell'Arciduca ereditario d'Austria
Francesco Ferdinando e la consorte, a Sarayevo, ad opera di un gruppo di studenti, il 28 giugno 1914.
Ma un intreccio di cause di natura politica, economica e culturale determinarono la guerra.
Le Cause Politiche sono da ricercare: nella tensione, irrisolta, tra Francia e Germania;
nella questione balcanica, in cui Austria e Russia avevano opposti interessi; nella rivalità fra Germania
ed Inghilterra sulle colonie; nel sistema di alleanze che legava le potenze europee,
in modo che la guerra dovesse essere generale. Fra le Cause Economiche si deve considerare:
la perdita del ruolo di prima potenza dell'Inghilterra; la spietata concorrenza nei Paesi europei
per difendere le proprie economie; la fine della conquista coloniale; la corsa agli armamenti
divenuta un grande affare economico che saldava gli interessi dell'industria pesante
con il militarismo ed il nazionalismo. Per ciò che concerne le Cause Culturali all'idea di patria
si andava associando un insieme di elementi reazionari, di razzismo, di aggressività imperialistica,
di istinto di potenza. Pertanto anche le ideologie ed i fenomeni culturali diffusi costituirono
una delle ragioni dello scoppio del conflitto. All'inizio delle operazioni militari la strategia tedesca,
che avrebbe voluto una Guerra Lampo, si scontrò con la capacità di resistenza degli eserciti dell'Intesa
(Inghilterra, Francia, Russia, Giappone); la guerra divenne così Di Posizione, con milioni di soldati
che si fronteggiano lungo centinaia di Km di trincee, sul fronte occidentale e su quello orientale.
A questi due si aggiunse quello marino, dove combattevano Inghilterra e Germania, per garantirsi
possibilità di rifornimento di armamenti e di generi di consumo. Subito dopo la dichiarazione
di guerra l'Italia fu divisa fra Interventisti e Neutralisti. A favore della guerra erano i Nazionalisti
che rivendicavano terre italiane (Trento e Trieste) o parzialmente italiane (Istria e Dalmazia),
gli Irredentisti che rivendicavano solo Trento e Trieste in nome degli ideali risorgimentali,
i Socialisti Riformisti ed i Radicali. Contro la guerra furono la maggioranza degli Italiani,
operai e contadini, rappresentanti del Partito Socialista e Cattolici, i Liberali ed i Giolittiani.
Nonostante la maggioranza dei deputati e dei partiti popolari fosse neutralista, il governo,
con un colpo di mano, concordato con il Re e le alte gerarchie militari abbandonò il sistema
di alleanze in cui era inserita ed il 26 aprile 1915 aderì all'Intesa, perché prevalsero le propagande
dei nazionalisti e degli irredentisti che volevano la liberazione di tutto il territorio italiano;
famose furono in quest'ambito le declamazioni di Gabriele D'Annunzio, che guidò poi
personalmente la presa di Trieste. Molto vicino a queste posizioni furono alcuni socialisti
rivoluzionari guidati da Benito Mussolini che, espulso per questo motivo dal PSI, fondò un nuovo giornale,
Il Popolo d'Italia, strumento di propaganda bellicista. Così, il 24 maggio 1915, l'Italia entrò in guerra,
aprendo un altro fronte: lungo i confini con l'Austria, dal Carso al Trentino. I primi due anni di guerra
furono caratterizzati da un sostanziale equilibrio militare fra le forze in campo; divenne un conflitto
di logoramento su tutti i fronti. Questa situazione cominciò a far coagulare una decisa opposizione alla guerra,
animata da gruppi di Socialisti e dalla Chiesa cattolica che si pronunciarono contro "quell'inutile massacro".
Durante questo periodo si formarono governi di solidarietà nazionale, con ampie coalizioni politiche,
si rafforzarono i poli industriali, sottoposti alla gestione statale, aumentando la loro produttività e i loro profitti.
Il 1917 è l'anno fondamentale del conflitto. Sul piano militare si verificarono due fatti destinati
a pesare notevolmente: l'ingresso degli USA in guerra e l'uscita della Russia, attraversata
da una crisi che avrebbe portato alla caduta dello zarismo ed alla rivoluzione comunista.
A ciò si aggiunse il rifiuto della guerra da parte dei soldati, cosa che divenne un fenomeno di massa
e che produsse diserzioni ed atti di insubordinazione collettiva. Il disfattismo dei soldati andava
di pari passo con quello delle popolazioni, travagliate dalla miseria, dalla carestia crescente,
dall'inflazione e dalle condizioni di lavoro spesso insopportabili. Questa situazione determinò
un ulteriore autoritarismo da parte dei governi che vide la delegittimazione del Parlamento.
In questo periodo prese avvio la decisiva offensiva austro-tedesca per risolvere il conflitto
prima dell'ingresso in guerra degli USA. A farne per primo le spese fu l'esercito italiano,
sconfitto a Caporetto con gravissime perdite umane e materiali; ma l'offensiva tedesca si arenò
sul fronte occidentale, dove gli eserciti franco-inglesi resistettero strenuamente.
Inoltre venne lanciata da Hindemburg la Guerra sottomarina contro la Gran Bretagna,
da riuscire così a porre in una situazione disastrosa la flotta Inglese. Con l'arrivo delle forze americane,
le armate dell'Intesa passarono alla controffensiva e nel giro di 3 mesi, da agosto ad ottobre 1918,
ebbero la meglio sugli austro-tedeschi. Si aprì così, a Versailles, la conferenza di pace nel gennaio 1919.
Al tavolo delle trattative si scontrarono due diverse strategie: quella francese a cui si adeguò
il resto dell'Europa animato dal desiderio di annientare la Germania, e quella americana,
propugnata dal presidente Wilson, volta a promuovere la riorganizzazione politica e territoriale
dell'Europa sulla base del principio dell'autodeterminazione dei popoli. Purtroppo prevalse la prima tendenza,
pertanto le legittime aspirazioni nazionali di diversi popoli furono subordinate al desiderio
di imporre durissime condizioni ai vinti. Sorsero nuove nazioni: Austria, Ungheria, Yugoslavia,
Cecoslovacchia, Polonia e l'Italia ottenne il Trentino, l'Alto Adige, Trieste e l'Istria ma non la Dalmazia.
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Il Dopo Guerra in Europa e in Usa
La fine della prima guerra mondiale lasciò i paesi belligeranti stremati. La Prima Guerra Mondiale
distrusse tutto ciò che era stato creato nel secolo precedente: si tentò innanzi tutto di cancellare
la Germania del numero delle potenze mondiali, tramite un pace imposta, non vennero prese in
considerazione le aspirazioni di alcuni paesi europei e non vennero compresi subito i fermenti
dei paesi coloniali, in Africa e Asia, che mettevano a dura prova i governi imposti.
Ai contraccolpi geografici (i morti avevano superato i 10 milioni di unità) si aggiungevano
le difficoltà economiche: le industrie che avevano prodotto materiale bellico dovevano essere
riconvertite mentre il bilancio pubblico era stremato da un indebitamento vertiginoso;
questa situazione alimentò un forte malessere sociale (di cui l'inflazione e la disoccupazione
dei reduci erano le cause più rilevanti) e le conseguenze si fecero sentire sul piano politico,
dove alla domanda delle masse popolari di partecipare maggiormente alla vita politica,
fecero riscontro le tendenze di alcuni a risolvere in chiave autoritaria la crisi del sistema liberale.
I sistemi politici dei paesi vincitori trovarono difficoltà a governare ed a risolvere la gravissima
crisi economica e sociale esplosa nell'immediato dopoguerra e trascinatasi per i primi 20 anni.
Gli accordi di pace non furono infatti in grado di ricostruire un nuovo ordine internazionale.
Tale difficoltà affondava le sue radici nel progressivo declino economico dell'Europa
che divenne economicamente tributaria di altri centri, primo fra tutti gli Usa.
Lo stato liberale e la democrazia politica sembrarono incapaci di risolvere i problemi più assillanti;
ciò permise risoluzioni in chiave autoritaria. Anche l'Inghilterra fu in questo periodo travagliata
da lotte sindacali senza precedenti che culminarono nel 1926 in un grande sciopero di minatori
che rischiò di far precipitare la situazione politica; il governo inglese riuscì ad incanalare
tali proteste entro l'alveo istituzionale. In Francia si assistette ad una radicalizzazione dello
scontro politico e sociale: nel 1923 si raggiunse l'apice della crisi economica ed venne invasa la Ruhr,
inteso quest'atto come pagamento dei debiti di guerra. Negli Usa, usciti dalla crisi economica,
prevalsero le tendenze isolazioniste e più conservatrici, che limitarono notevolmente
il ruolo di questo paese nello scacchiere internazionale. Il timore del bolscevismo portò
all'adozione di restrizioni nei confronti dell'emigrazione, considerata veicolo di infiltrazioni comuniste.
Il clima di intolleranza sfociò in provvedimenti repressivi; uno in particolare fece molto scalpore:
la condanna a morte di 2 anarchici italiani, Sacco e Vanzetti, ingiustamente accusati
di un omicidio a sfondo politico. In Germania la crisi del dopoguerra raggiunse una radicalizzazione estrema.
Fu proclamata la Repubblica di Weimar che affermò l'egemonia della socialdemocrazia.
Ma all'interno del movimento operaio si affermarono anche tendenze rivoluzionarie
che si coagularono nel movimento spartachista. Lo scontro tra il governo e la sinistra
raggiunse il suo apice nel 1919 con una grande manifestazione a Berlino, stroncata nel sangue.
Dopo l'episodio si scatenò la controrivoluzione animata dalla formazioni più reazionarie
legate ai circoli militari. Una di queste, a Monaco, si organizzò in Partito Socialista capeggiato
da Adolf Hitler che tentò un colpo di stato; il tentativo fallì e Hitler fu arrestato.
L'episodio fu un chiaro sintomo di una situazione politica irrimediabilmente deteriorata.
L'impero Austro Ungarico venne diviso in Austria e Ungheria: la prima venne inizialmente
governata da una repubblica socialdemocratica, che però fallì nei confronti dei contadini,
uniti dalle forze cattoliche e, alla proposta del governo di unirsi, per risolvere il problema,
alla Germania, venne bocciata da Francia e Gran Bretagna. Nella seconda, il governo consiliare
iniziale venne sostituito dal comando diretto della Francia, a favore delle forze controrivoluzionarie,
e dopo una guerra molto cruenta si impose una dittatura di stampo fascista.
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