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Oggi è - Ultima modifica: Wednesday 03 January 2007

All'interno di Storia sono presenti Sintesi dal 1878.

Il periodo storico che viene trattato va dal 1878 (XIX secolo) al 1914 (XX secolo)

Altre Sintesi di Storia

Età dell'Imperialismo
Per età dell'imperialismo si intende il periodo che va dagli anni Settanta e al limite Ottanta dell'Ottocento al 1914.
Con il termine imperialismo si è soliti indicare quell'aggressività culturale, politica ed economica in stretta
connessione con lo sviluppo internazionale del capitalismo tipica delle grandi potenze europee di fine Ottocento
e dei primi anni del Novecento, e del tutto evidente nella proiezione di queste verso l'esterno alla ricerca di un
rapido quanto violento accrescimento dei propri domini territoriali. Il Contesto Politico: L'assetto dei rapporti
europei è stato profondamente modificato dalla nascita degli stati nazionali italiano e soprattutto tedesco.
Alla vigilia della guerra mondiale tutte le nazioni europee, ad eccezione dell'Austria Ungheria,
possono contare su proprie colonie. La lotta scatenatasi al riguardo, oltre che espressione del
generale contesto internazionale, riflette anche differenti motivazioni più specificatamente nazionali:
Inghilterra: volontà di mantenere il primato navale e commerciale mondiale; Francia: desiderio di
affermazione nazionalista, rinfocolata dalla sconfitta di Sedan; Germania: perseguimento del primato
europeo attraverso un'opera di mediazione internazionale da parte di Bismarck; scontro diretto
sulle questioni coloniali con la Francia e l'Inghilterra da parte di Guglielmo II; Italia: rivalità internazionale
legata alla volontà di superare le contraddizioni interne al paese ribaltandole verso l'esterno.
Il Contesto Economico: La depressione, innanzitutto, e poi gli effetti stessi della concentrazione
industriale per il salto qualitativo compiuto determinano il sempre maggior coinvolgimento dello Stato
nell'economia e la tendenza delle grandi aziende ad identificare i propri interessi con quelli nazionali.
Da qui il protezionismo, così come la spinta ad una politica imperialista caratterizzata dall'espansione coloniale.
Le motivazioni economiche che caratterizzano l'imperialismo sono: l'accaparramento di materie prime
ad un costo basso e controllato; l'estensione dell'area nazionale protetta con la costituzione di nuovi sbocchi
commerciali e finanziari, fatto che può avvenire con l'assoggettamento coloniale, ma anche con il controllo
delle principali attività produttive ed estrattive di paesi semi - indipendenti (Cina e Turchia) o di paesi
arretrati (Russia); il poter dirigere, come nel caso italiano, verso le nuove colonie la popolazione in eccesso.
Il Contesto Culturale: A considerazioni di natura strategica si uniscono i più sfrenati accenti del "darwinismo
sociale, nonché le motivazioni umanitarie di carattere paternalistico al fine di sostenere teoricamente
l'aggressività imperialista. Ecco alcuni esempi: l'amore per la propria nazione fino al nazionalismo più acceso;
il ritenere che la forza di un paese trovi riscontro nell'estensione territoriale; l'emulazione e la rivalità
tra le diverse nazioni così, da occupare un territorio con il solo scopo di vietarne l'accesso a un'altra;
la convinzione di appartenere ad una razza dominatrice o di dover assolvere ad un compito storico
e alla redenzione delle popolazioni selvagge; un opinione pubblica attratta dall'esotismo dei paesi lontani,
in questo sollecitata dalla letteratura, dall'opera dei missionari e degli esploratori.
L'aggressività delle grandi potenze si manifesta in modo del tutto particolare.
Nel giro di pochi anni la carta politica ed economica mondiale cambia in modo radicale.
Per affrontare i problemi aperti e dirimere le non poche controversie vengono indetti due convegni
internazionali entrambi caratterizzati dal ruolo di mediatore svolto da Bismarck: il Congresso di
Berlino del 1878 e la Conferenza di Berlino del 1884 - 1885. Francia e Gran Bretagna giocano un
ruolo di primo piano nella spartizione delle aree africane mentre gli altri paesi ne sono partecipi in misura marginale.
Nel continente asiatico Francia e Gran Bretagna agiscono soprattutto nella zona indocinese:
l'Olanda controlla l'arcipelago indonesiano; Russia e Gran Bretagna si confrontano sulla questione della
pressione russa sui confini indiani e pakistani, interessando anche il Turkestan, l'Afghanistan e la Cina;
Russia e Giappone giungono al conflitto aperto per definire il problema della Manciuria e della Corea.
I rapporti politici tra le grandi potenze sono scossi dalle due crisi marocchine (1905-1911)
e dalla rivalità franco - tedesca. Nell' Area dei Balcani la rivalità tra le potenze europee,
e in primo luogo tra l'Austria - Ungheria e la Russia, è motivo di crescente tensione internazionale,
fomentata dalla volontà di riscatto delle minoranze slave (prima e seconda guerra balcanica, 1912 - 1913 e 1913).
Intanto la corsa alle colonie dei paesi europei e l'affacciarsi della nuova potenza giapponese sul Pacifico
orientano gli Stati Uniti ad una politica estera di stampo imperialista.
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L'Età Giolittiana
Il periodo della storia italiana che va dal 1901 fino al 1914 viene comunemente definito età giolittiana:
l'aggettivo mette in risalto l'autorevole influenza esercitata sulla vita politica del paese da Giovanni Giolitti (1842 - 1928).
All'inizio del secolo sa accreditare di sé un'immagine ben definita, di chiara e possibile alternativa
democratica al fallimento dei tentativi reazionari di fine Ottocento. 1892 - 1893: primo governo Giolitti,
1903 - 1905: secondo governo Giolitti, 1906 - 1909: terzo governo Giolitti, 1911 - 1914: quarto governo Giolitti.
Ispirandosi ad un positivismo pragmatico ed attento alle trasformazioni economiche e politiche
che stanno mutando il volto delle società industriali più avanzate, si propone come un realista moderato,
capace di occupare il centro della scena politica italiana grazie ad una Azione di oscillazione
pendolare tra le spinte progressiste e quelle conservatrici, tra la Sinistra e la Destra,
nel coinvolgimento e controllo delle forze politiche emergenti siano esse socialiste, cattoliche o nazionaliste.
Nei confronti dei movimenti di massa - sindacati, Partito Socialista e organizzazioni cattoliche - mostra
tutta la sua abilità nell'accettarne da un lato le richieste compatibili con il sistema di potere
democratico - liberale, fino a far approvare nel Parlamento il suffragio universale maschile (1912),
e dall'altro nel puntare a collocare queste forze in una posizione subordinata al sistema di potere e
di relazioni politiche da lui personalmente gestito. A livello istituzionale, da di nuovo vita alla
funzione del Parlamento, inteso come luogo dove si mediano e si controllano, sotto la sua
personale supervisione, le tensioni emergenti nel paese, ma nel contempo egli adopera abilmente
e senza troppi scrupoli la macchina burocratica dello Stato, sviluppando una politica del doppio volto:
apertura al confronto democratico al Nord e utilizzazione dell'intimidazione prefettizia al Sud.
A livello internazionale ricerca una collocazione dell'Italia meno schierata con gli imperi centrali,
a cui è unita dalla Triplice Alleanza, e maggiormente aperta al dialogo con le potenze della Triplice Intesa
(Gran Bretagna, Francia e Russia). Quando l'equilibrio del Mediterraneo gli pare minacciato dall'estendersi
della presenza della Francia in Africa settentrionale e quando l'opinione pubblica nazionalista
diventa pericolosa sul piano interno, procede nella ripresa della politica coloniale con la dichiarazione
di guerra alla Turchia (1911 - 1912) e l'occupazione della Libia.
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Il Decollo della Rivoluzione Industriale
L'età Giolittiana coincide con il decollo della Rivoluzione industriale in Italia.
Essa infatti si sviluppa in modo particolarmente accentuato a partire dal superamento
della Grande depressione nel 1896 con un tasso di crescita medio annuo maggiore di qualsiasi
altro paese europeo, per poi procedere in modo più lento negli anni 1908 - 1913.
Ma la crescita interna del paese è tanto intensa quanto sbilanciata e la crisi del 1907 ne mette in evidenza
caratteristiche e limiti: Nel suo complesso il paese, pur in presenza di una forte industrializzazione
in alcune aree, passa da agricolo ad agricolo - industriale ed il reddito pro capite degli Italiani
resta inferiore a quello dei Tedeschi, dei Francesi, degli Inglesi e degli Statunitensi;
il dato pone in evidenza, oltre al divario con le altre nazioni, la minore potenzialità di consumo
del nostro mercato interno. La crescita si manifesta all'interno di un sistema protetto,
frutto della convergenza degli interessi, espressa dalla politica protezionistica del governo,
del grande capitale del Nord e dei latifondisti del Sud. Nonostante la fragilità intrinseca del sistema
creditizio italiano, il quale poggia su pochi poli finanziari molto esposti con le aziende e con la Borsa,
forte e pericoloso è il coinvolgimento delle banche miste nel sostegno della produzione industriale.
L'eccessiva localizzazione al Nord dello sviluppo agricolo capitalista e moderno,
nonché in specifico nel triangolo industria le delle attività in rapida affermazione,
accresce il divario tra il Settentrione, sempre più "europeo" e il Meridione, sempre più in condizione semi-coloniale.
Tale modello di sviluppo, al di là delle critiche dell'opposizione socialista,
è particolarmente contestato anche in ambito liberale dagli esponenti più radicali del liberismo,
come Einaudi, Pantaleoni, Pareto, accomunabili a Giolitti per la medesima ispirazione di fondo,
ma profondamente in contrasto sul tema del protezionismo.
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