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Wednesday 03 January 2007
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"L'assiuolo" di Pascoli La poesia è incentrata sul tema della morte, riconducibile anche alla morte del padre quando l'autore era ancora molto giovane. La voce e il pianto di morte dell'animale
in pena che chiede aiuto, affinché qualcuno lo salvi, si paragonano al bisogno di aiuto da parte di Pascoli che non ha mai avuto un nido familiare completo e di cui sente la mancanza.
La lirica sembra descrittiva di un paesaggio lunare, ma sottintende, invece, molti significati simbolici. La domanda iniziale pone subito il lettore in un atteggiamento d'attesa e,
dopo un momento di calma, la tempesta scuote il paesaggio; e, mentre al bianco della luna si contrappone il nero delle nubi, si sente la voce angosciante dell'uccello che viene da una distanza indefinita.
La seconda strofa inizia con immagini limpide e anche la ripetizione in anafora induce ad una piacevole monotonia, ma anche questa volta tutto è turbato da un suono,
che non è più voce, ma singhiozzo, dell'assiuolo. La terza strofa rivela il significato della lirica, cioè il tema della morte suggerito dai sistri che erano strumenti usati in religioni orientali
ora inaccessibili all'uomo moderno e il verso dell'uccello diventa un pianto di morte. In questo componimento è più evidente che in altre il richiamo alla poesia di Baudelaire,
con le corrispondenze fra suoni e simboli attraverso i quali la Natura si svela a chi sa coglierne i misteriosi messaggi. L'assiuolo è un rapace notturno, in Toscana detto chiù per il verso che emette spesso
presente nella poesia di Pascoli e generalmente sentito, come d'altra parte nella tradizione popolare, come simbolo di tristezza e di morte. Il suo verso inquietante scandisce la lirica
e si carica di valenze simboliche: dall'iniziale "voce dai campi", diventa "singulto" e infine "pianto di morte". Per aiutare a cogliere meglio la cifra di questa lirica conviene aggiungere alcune osservazioni,
derivate e opportunamente mediate da un famoso saggio di Contini, il quale rileva che alla base della poesia del Pascoli c'è una dialettica fra determinato e indeterminato,
fra precisione e imprecisione, fra oggetti determinatissimi e computabili e sfondo effuso sul quale essi si situano. Per creare questa indeterminatezza e questa imprecisione il poeta ricorre a vari sintagmi,
riconducibili più o meno al paradigma "nero dì nubi". Non da "nubi nere", ma "da un nero di nubi": è cioè estratta la qualità, e i sostantivi servono soltanto a determinare,
come se fossero essi gli appellativi, la qualità fondamentale. Questo procedimento non è evidentemente invenzione di Pascoli, benché sia stato elaborato non molti decenni prima di lui,
nella cultura francese. Tra le formule che nella loro essenza sono sinonimie di questo tipo sintagmatico, ve ne sono anche di quelle che sono costituite da onomatopee, per esempio fru fru
(pur promosso qui a sostantivo), per di più "sentivo un fru fru tra le fratte", presenta una serie allitterazioni, per gruppo consonantico identico in fru fru e fratte, e affine se si aggiunge tra.
Ma vedete: "sentivo un fru fru tra le fratte" è in parallelo a "sentivo il cullare del mare" e a "sentivo nel cuore un sussulto". Cullare, come sussulto è un vocabolo dei vocabolari,
semantico dunque, tuttavia fornito di un plusvalore onomatopeico; e, in aggiunta a questo fono-simbolismo naturale, altro ne ricava dalla collocazione, poiché cullare, rimando,
all'interno dello stesso verso, con mare, fissa l'ansito della marea, e sussulto, gettando un'assonanza al verso successivo, fu (assonanza normale, a fine di fusione mistica,
nella prima metà della strofe: rare con latte, come cielo con perla, vette con vento), segna un crescendo dell'azione. Di più: i sintagmi impressionistici o fenomenici come
nero di nubi (con aggettivo sostantivato) o cullare del mare (con infinito sostantivato) o anche soffi di lampi o sospiro di vento hanno la medesima struttura formale
dell'altro tipo concorrente alba di perla o nebbia di latte, o anche sistri d'argento o pianto di morte. Queste osservazioni chiariscono a sufficienza la sapienza tecnica e la raffinata preziosità
della migliore poesia pascoliana. Ma si presti attenzione anche al gioco dei parallelismi e delle allitterazioni, all'utilizzazione del linguaggio pre-grammaticale (chiù) in funzione fonosimbolica.
La rappresentazione paesistica complessiva è ottenuta attraverso l'accumulazione di singoli dati, di notazioni isolate che però nel contempo si legano analogicamente l'una all'altra;
la prima è una notazione acustica, tutte le altre che seguono e fanno corpo sono impressioni visive. Si noti che la riduzione all'essenzialità dell'impressione si risolve nell'adozione di uno stile nominale
e che perfino la similitudine tra il bianco del casolare e l'ala del gabbiano si scompone in due momenti diversi che valgono in se stessi, solo per l'impressione di colore.
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Concetti di Microeconomia Dove si incontrano domanda e offerta: un punto di equilibrio: Quando la curva della domanda e la curva dell'offerta si incontrano cessano le contrattazioni sul mercato e lo scambio avviene
a un prezzo tale che ogni agente riesce a vendere (o acquistare) quanto aveva programmato di vendere (o acquistare) a quel prezzo. Se esistono problemi di equità, se la concorrenza è distorta,
se i mercati sono incompleti può emergere una motivazione per l'intervento dello stato nell'attività economica. L'economia dell'operatore pubblico: L'intervento pubblico, per quanto ben intenzionato,
è spesso distorsivo dell'efficienza allocativa derivante dal libero gioco della domanda e dell'offerta. Ma vi sono delle circostanze, note nella teoria economica come "fallimenti del mercato"
in cui occorre l'intervento pubblico per riportare il mercato in una situazione di ottimo. Tali circostanze sono legate alla presenza di beni pubblici, esternalità e risorse comuni.
Gli agenti economici: il consumatore: L'economia studia il comportamento degli agenti economici nel mercato. Si presume che tale comportamento sia soggetto a vincoli (le risorse disponibili, infatti,
per quanto grandi, sono pur sempre limitate) e che gli agenti siano razionali. Si affronta quindi l'analisi del comportamento del consumatore e successivamente il comportamento delle imprese.
Gli agenti economici: l'impresa: L'impresa è l'unità economica in cui si svolge il processo produttivo. Mentre la famiglia e gli individui che la compongono costituiscono unità economiche
caratterizzate prevalentemente dall'attività del consumo, nell'impresa prevale l'attività della produzione. Le famiglie concorrono alla produzione fornendo lavoro e ricevendone in cambio reddito.
Il sistema economico capitalistico è centrato sull'impresa, che incorpora buona parte delle conoscenze tecnologiche ed è spinta a un comportamento efficiente dalla ricerca del massimo profitto.
Ma solo recentemente la teoria economica ha risposto alla domanda fondamentale: perché esiste l'impresa? L'impresa: la produzione: L'attività caratteristica delle imprese è la produzione di beni e servizi.
La produzione è definibile come trasformazione di fattori di produzione in prodotto. Il problema della produzione, da questo punto di vista, non è altro che ottenere il prodotto
desiderato con il minimo possibile di input. Il rapporto tra input e output, dato dalla tecnologia esistente in quel momento, è espresso dalla funzione di produzione. Nel breve periodo la capacità
produttiva degli impianti è fissa mentre nel lungo periodo l'impresa può variare la capacità produttiva scegliendo quella più profittevole.
L'impresa: i ricavi in condizioni di concorrenza perfetta: Il ruolo dell'impresa, come abbiamo visto, è quello di organizzare la produzione indirizzando le risorse produttive verso la produzione
dei beni richiesti dalle famiglie sulla base dei prezzi di mercato. Il suo fine è il profitto. Precedentemente ci siamo occupati dei costi dell'impresa e del loro comportamento
in rapporto al livello di produzione. L'impresa è stata esaminata come un'entità decisionale definita da una data tecnologia.
Considereremo, innanzitutto, i livelli di produzione in relazione con i ricavi. L'obiettivo ultimo è capire come farà l'impresa, dati i vincoli tecnologici (costi) e i vincoli determinati dalla disponibilità del mercato ad assorbire i suoi prodotti,
a massimizzare il profitto ossia la differenza tra ricavi totali e costi totali. Il monopolio: All'estremo opposto rispetto alla concorrenza perfetta collochiamo il monopolio,
forma di mercato in cui un unico venditore offre un bene a una molteplicità di compratori. Alla ricerca del massimo profitto il monopolista produce una quantità inferiore a quella
che il mercato potrebbe assorbire causando in questo modo alla collettività una perdita di benessere. La posizione di potere di mercato che deriva da un monopolio è inoltre fonte di abusi
che la collettività cerca di individuare e sanzionare con la legislazione antitrust. La concorrenza imperfetta: concorrenza monopolistica e oligopolio: Le principali forme di concorrenza
imperfetta sono la concorrenza monopolistica e l'oligopolio. Questa parte è dedicata quindi all'analisi di queste due forme di mercato. Un approfondimento particolarmente ampio
è riservato all'oligopolio, che è il campo dell'economia nel quale ha dato alcuni fondamentali ed esemplari contributi la teoria dei giochi.
Lavoro: Il lavoro è, insieme al capitale e alla terra, uno dei tre classici fattori di produzione. (Oggi a questa triade molti affiancano un quarto fattore, l'informazione.) In particolare,
il lavoro costituisce il contributo che le famiglie danno alla produzione. In cambio del loro contributo alla produzione i fattori si spartiscono il reddito prodotto.
Il tipo di reddito che ricompensa il lavoro è il salario (o lo stipendio). Questo non è altro che il suo prezzo, quale si determina nel mercato del lavoro.
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